Tecnologia

Verona non fa rima con… tecnologia?

By 29 Marzo 2019 Agosto 24th, 2019 No Comments

Le proposte del Congresso Mondiale della Famiglia 2019 che si terrà a Verona a partire da oggi sono opinabili per mille motivi. Qui voglio concentrarmi tuttavia su un aspetto marginale forse, ma rilevante per i temi che trattiamo in questo gruppo. Voglio ricordare i benefici portati da tecnologia e innovazione in senso lato, dal digitale alla medicina fino alle modalità di lavoro smart, per liberare gli individui e permettere loro di scegliere la maniera di vivere secondo le proprie inclinazioni. Scienza e libertà, come sempre, vanno mano nella mano e in questi tempi in cui si ha la tendenza a voler tornare in dietro su entrambi i fronti, è bene sottolineare i benefici faticosamente guadagnati che ci vogliono essere sottratti.

Chi cerca trova – su internet

Banalmente, su internet si trova di tutto. Ci si confronta, si impara. Quante volte persone transgender o omosessuali hanno trovato loro comunità di riferimento online prima che offline, e grazie a quel confronto hanno trovato il coraggio di fare il passo successivo – che fosse coming out o riassegnazione? Quante volte grazie a banali ricerche google hanno potuto sentirsi meno ‘strani’, meno soli? In mancanza di classi di educazione sessuale a scuola, confrontarsi online può’ essere la maniera migliore per imparare a conoscersi. Un sondaggio negli US ha per esempio trovato che giovani LGBT in media cercano maggiori informazioni mediche e di salute sessuale online paragonati ai giovani non LGBT  (81% vs. 46%). Inoltre i giovani LGBT hanno un livello di ingaggio civico online molto maggiore rispetto ai loro pari non LGBT: 77% sono parte di una comunità che sostiene una causa particolare, e il 68% hanno contribuito con un blog scritto o l’organizzazione di un’attività grazie ad internet.[1] Certo, comportamenti omofobici e transfobici purtroppo tendono a trovare terreno fertile nel mondo dell’anonimato online, ma sempre più governi stanno cercando di limitare questi comportamenti attraverso leggi speciali non solo anti-omofobia, ma anche anti-hate speech in generale.

Si può essere mamma o papà e lavorare con smart working

Per mamme e papà lavoratori, poter lavorare da casa o ‘on the go’, con orari più flessibili permette di scindere le decisioni di carriera da quelle familiari. Un sondaggio ha per esempio trovato che le aziende che permettono di lavorare da remoto hanno 4 volte il numero di donne CEO che quelle che richiedono la presenza fisica[2]. In UE, in media oltre un terzo della popolazione ha dichiarato difficoltà nel combinare il lavoro con le responsabilità familiari, con picchi del 60% in Croazia e Grecia, e tuttavia lo smart o flexible working è una pratica ancora non diffusa sul territorio europeo[3]. Lo smart working inoltre rende la discriminazione del datore di lavoro basata sul genere ancor meno accettabile perché una donna anche con bambini piccoli non è più obbligata a prendersi – laddove la legge lo permettesse – mesi di congedo.

Prendere controllo della propria sessualità con le pillole e… i pilloli

Poche cose hanno contribuito all’emancipazione della donna quanto la pillola contraccettiva e anche la pillola del giorno dopo. Separare l’atto sessuale da quello riproduttivo ha significato dare alla donna il controllo delle proprie scelte, delle tempistiche, del proprio corpo. La pillola, arrivata in Italia nel 67, è stata inizialmente molto controversa, accusata di portare potenzialmente all’estinzione della specie (!) e da essere prescritta solo per problemi mestruali e/o solo a donne sposate. Secondo la Società Italiana Contraccezione, il nostro Paese è il fanalino di coda in Europa per l’utilizzo della pillola, con una percentuale del 14,2% ferma agli stessi livelli di Tunisia (14,5%), Botswana (14,3%) e Iraq (14,6%) contro una media del 40% in Spagna e Francia. L’atteggiamento delle donne italiane è frutto di resistenze culturali ma è anche il risultato di informazioni scientificamente un po’ superficiali sugli effetti a breve o a lungo termine del farmaco[4]. Basti pensare che il 46% degli adolescenti crede che vada prescritta solo alle ragazze maggiorenni…[5] 

Da ultimo non dimentichiamo la condivisione della responsabilità contraccettiva, ovvero il ‘pillolo’ per gli uomini. Anche questo sviluppo tecnologico avrà conseguenze positive per l’uguaglianza di genere e la condivisione delle responsabilità familiari – che in fondo cominciano dall’atto sessuale![6]

Da ‘The Danish Girl’ ad oggi: riassegnazione sessuale

Per chi ha quella che clinicamente si chiama disforia di genere, ovvero una discrepanza tra il proprio sesso fenotipico e il proprio genere,  poter fare un intervento chirurgico per passare da un genere all’altro e sentirsi finalmente nel genere giusto é molto importante. Chi ha visto il film The Danish Girl sa quanto questa operazione fosse sperimentale – e spesso letale – anche solo un centinaio d’anni fa. Oggi si tratta di un’operazione non ancora perfetta, come anche non viene inquadrata da leggi omogenee per cui a seconda del paese in cui si cerca di effettuarla si è soggetti a iter legislativi diversi. Il numero assoluto di queste operazioni aumenta di anno in anno (per esempio in USA è aumentato del 20%[7] dal 2015 al 2016) ma aumentano anche gli studi che riflettono sui potenziali effetti negativi, incluso propensione al suicidio[8]. Può essere che la riassegnazione di genere non sia la soluzione alla disforia di genere per tutti, ma l’avanzamento scientifico in questo campo non può che essere il benvenuto.

Tutti gli amori possono realizzarsi in figli con l’IVF e l’inseminazione intrauterina

La possibilità della scienza moderna in quanto a fertilità ha aperto la strada, tra le altre cose, alle coppie dello stesso sesso di avere bambini. Le due tecniche più diffuse, IVF o fecondazione in vitro, tecnica che permette di fecondare l’ovulo al di fuori dell’utero,  e gravidanza per inseminazione intrauterina, sono ancora procedure delicate e non ancora perfezionate del tutto. Per l’IVF in particolare la percentuale di successo è ancora molto proporzionale all’età: le mamme giovani hanno più chances di successo. Come sempre però i veri ostacoli non sono tanto scientifici ma legali. Queste due tecniche non sono ancora permesse neanche in tutti gli stati Europei. Peccato quindi che i grandi passi avanti della scienza fatti recentemente non siano capiti e adottati da tutti i governi, obbligando spesso coppie ad andare all’estero per avere un bimbo.

La lista potrebbe continuare… aggiungetene voi!

Fonti

Giulia Pastorella

Giulia Pastorella

Sono un’esperta di cybersecurity e data policy e lavoro per una grande multinazionale del tech gestendo a livello globale la strategia su questi temi.

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